Il tè e il whisky sembrano agli antipodi: uno analcolico e fresco, l’altro alcolico e carico di storia. Eppure sono due delle bevande con lo spettro aromatico più ampio e complesso che esistano. Per questo l’idea di metterle a confronto non poteva che stuzzicare me e Claudio Riva.



Lunedì 21 settembre, nella prima edizione della Milano Tea Week (19–27 settembre), io e Claudio abbiamo esplorato questo percorso, nell’evento targato Whisky Club Italia. Una quindicina di persone, i tè di Eastern Leaves e la cornice del loro Studio a Milano.
Come abbiamo scelto i tè e i whisky
Dopo la serata di marzo con baijiu e whisky cinese avevamo già un’idea di come reagisce chi viene dal mondo degli spirits quando assaggia un tè in foglia. Questa volta abbiamo deciso di restare in Scozia, studiando gli abbinamenti a tavolino, tè dopo tè.

Il benvenuto: un giallo infuso a freddo
Ad aprire, un Huangdacha del Guangdong, raccolto ad aprile 2026 e infuso a freddo. È un tè giallo ottenuto da foglie più grandi e mature, reso più dolce dalle piccole punture di un insetto della pianta. In tazza è morbido e zuccherino, con un’idea di castagna tostata e un fiore di camomilla. Una bevanda per rompere il ghiaccio, nel senso letterale della parola.

Ecco i nostri abbinamenti
- Enshi Yulu e Aberlour. Il primo è un tè verde delicatissimo dell’Hubei, cotto al vapore e raccolto a 850 metri prima del Qingming: fresco, vegetale, con un ricordo di frutta bianca. Gli ho affiancato un Aberlour di 11 anni, maturato in botti di bourbon di primo riempimento: vaniglia e frutta. È stato un abbinamento piacevole e armonico, ma anche il più prevedibile dei tre. Una scelta sicura.
- Yueguangbai e Arran Sauternes Cask Finish. Questo tè bianco di alberi antichi dello Yunnan, raccolto sul monte Lunan a 1.850 metri e pressato a pietra a maggio, parla di miele, albicocca e frutta tropicale. L’Arran, rifinito in botti di Sauternes, rispondeva con miele d’acacia, albicocca disidratata e melone. Qui il gioco era di specchio, e ha funzionato: è stato uno dei due preferiti della serata. Chi conosceva già quel tè lo ha trovato ancora più espressivo accanto al whisky.
- Nannuo Sheng Pu’er e Ardmore. Il colpo di scena. Un pu’er sheng della foresta del monte Nannuo, raccolto nel 2012 e pressato nel 2019, nelle sue note di sottobosco, legno e frutti di bosco, contro un Ardmore di 6 anni, torbato e finito in botte di vino. Sulla carta, un tè maturo contro un whisky giovane e affumicato poteva finire male. È successo l’opposto: terra, fumo e frutta si sono incastrati in modo che nessuno si aspettava. È l’abbinamento che ricorderò di più.

Cos’abbiamo imparato? Che gli abbinamenti non sono una formula. L’affinità e il contrasto aiutano, ma il risultato in bocca non è mai del tutto prevedibile, ed è lì che comincia la parte più bella della degustazione. L’abbinamento più “giusto” sulla carta non è stato quello che ci ha emozionato di più.

Grazie ancora a Claudio Riva e a Whisky Club Italia, a Eastern Leaves per i tè e per lo spazio, e a chi c’era per le domande e la curiosità. Le foto sono di Enrico Banfo. Se vuoi leggere anche il punto di vista del club, trovi il loro racconto qui.
L’evento era riservato a un pubblico maggiorenne. Bevi responsabilmente.

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